iKey Magazine Numero 12 - Anno 2020

37 Sicurezza clienti, per cui bisogna fare i conti con un effetto domino non certo indolore. Infine, bisogna considerare il sentimento generale. Sempre di più si sente parlare di emergenza liquidità. Ma il problema vero non è solo la liquidità, ma anche la necessità di un’iniezione di fiducia, di una visione del futuro che riporti tutti a spendere con serenità. Perché se la liquidità verrà distribuita con incentivi governativi, ma continuerà la paura dell’ignoto, è molto difficile che venga reinvestita. iFerr: Cosa si augura per il futuro del mercato? G.I.: Il mondo della security da questa emergenza, se si muoverà nella maniera corretta e lo farà nel più tempo breve tempo possibile, potrà cogliere anche un’opportunità. Avrete notato come per la prima volta, durante i telegiornali, siano emersi quotidianamente temi come la gestione della crisi, le procedure di intervento, la resilienza, i piani di prevenzione. Sono concetti con cui il mondo della sicurezza ha a che fare tutti i giorni, ma che spesso tutti gli altri settori trascurano, per paura dei costi che possono comportare. Da qui nasce l’opportunità per i professionisti del nostro mondo, che possono diventare veri e propri interlocutori di riferimento di tutti i comparti produttivi ed economici, in una logica che diventa winwin. Se è vero che le tecnologie di sicurezza sono diventate abilitanti durante l’emergenza, è altrettanto vero che esse stesse sono state abilitate dall’emergenza. Si tratta infatti di soluzioni che esistevano già a livello ingegneristico – basti pensare ai termoscanner o ai sistemi di gestione dei flussi - ma che in un certo qual modo sono state sdoganate, anche in ottica di GDPR, dall’attuale situazione. La capacità dei produttori di comunicare le tecnologie esistenti e soprattutto di customizzarle per rispondere all’emergenza può rappresentare una importante opportunità di business. L’altra opportunità nasce invece dal fatto che finalmente si comincia a pensare che, per quanto la sicurezza sia ritenuta un costo, la “non sicurezza” può comportare un costo maggiore. Insomma, c’è l’opportunità di fare un salto culturale. Mettersi in sicurezza quando c’è l’urgenza comporta infatti una perdita di tempo e la necessità di focalizzarsi sulle cose più gravi e urgenti, trascurando quelle che magari sono le più importanti. Questa emergenza probabilmente ci ha fatto capire quanto sia fondamentale avere a disposizione un piano di azione globale che tenga conto dell’eventuale rischio e preveda una serie di protocolli di azione. Oggi questa visione finalmente c’è, ma purtroppo ci siamo arrivati dopo aver subito ingenti danni a tutti i livelli. Quello che mi auguro è che i criteri del risk assessment diventino un modo di pensare comune. Così come facciamo ogni volta che un’azienda si rivolge a noi per chiedere una consulenza, allo stesso modo dovremmo fare un’analisi di cosa vogliamo proteggere, capire chi è l’offender e analizzare il contesto. Con questi tre semplici princìpi si può procedere a definire un piano efficace di intervento-contenimentoripristino. Se faremo questo balzo culturale, la propensione a investire in sicurezza potrà finalmente modificarsi in un’azione positiva.

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